Il Fondo cinese della collezione gesuita di Chantilly


Nel 1998-99, le collezioni della biblioteca gesuita di Chantilly sono state trasferite alla Biblioteca Comunale di Lione. Tra esse figura un fondo cinese molto importante, ricco di circa 12000 volumi.

La maggior parte di questo fondo non è in realtà di origine gesuita, essendo costituita dalla biblioteca personale di André Yacinthe Rocquette, detto André d'Hormon (1881-1965), che visse a Pechino dal 1906 al 1955. Qui egli operò in seno all'Università franco-cinese - di cui fu uno dei fondatori, diviso tra l'insegnamento del francese e il suo gusto per la letteratura cinese, della quale era un fine conoscitore. Al suo ritorno in Francia, dopo esser stato allontanato dalla Cina dal potere comunista, André d'Hormon fece dono della sua biblioteca al Centro Culturale di Royaumont che l'ha trasmessa, dopo la sua morte, ai gesuiti di Chantilly.

La biblioteca personale di André d'Hormon, esempio rappresentativo di quella di un perfetto letterato cinese, costituisce la parte più consistente del fondo cinese della biblioteca gesuita di Chantilly.

L'altra parte di questo fondo, che dà conto delle attività dei missionari gesuiti in Cina alla fine del XIX e agli inizi del XX secolo, è anch'essa degna di nota, per quanto lungi dall'essere completa nei campi del sapere corrispondenti.

Per quanto riguarda la presenza dei gesuiti in Cina, si possono distinguere due fasi : dal XVI secolo al 1773 (data di soppressione dell'ordine) e dalla metà del XIX secolo fino all'arrivo al potere dei comunisti.

La prima fase vede il fallimento dell'opera di evangelizzazione dei cinesi da parte dei gesuiti. Spesso vicini alla Corte e agli imperatori, la loro attività concerne non solo le scienze occidentali, che introducono in Cina, ma anche le conoscenze che acquisiscono su questo paese e che diffonderanno in Occidente, dando così origine alla prima fonte d'informazione completa sul paese.

Completamente differente sarà la seconda fase, quando si dedicheranno con più efficacia all'opera di evangelizzazione grazie a una più diffusa presenza in seno alla popolazione cinese, opera che ha lasciato delle tracce, per quanto limitate. E' questa ultima fase ad essere particolarmente ben illustrata nella collezione gesuita di Chantilly.

Prima ancora di cominciare la loro opera di evangelizzazione, di istruzione o di ricerca scientifica, i gesuiti consacrano molti anni - in generale per la Cina tre o quattro - ad un apprendimento approfondito della lingua. Così, tutta una serie di manuali e dizionari di cinese necessari a questo apprendimento figurano in questa collezione. Alcuni di questi strumenti linguistici sono abbastanza antichi e mostrano l'interesse relativamente precoce suscitato da questa lingua reputata difficile: così é per il Linguae sinarum mandarinicae grammatica duplex (Parigi, 1742) di Etienne Fourmont, tra i primi ad essersi dedicato allo studio della grammatica cinese in Occidente. Altra testimonianza spettacolare di questo armamentario del perfetto studente di cinese è il Dictionnaire chinois, français et latin publié d'après l'ordre de sa majesté l'Empereur et Roi Napoléon le Grand (Parigi, 1813) di Joseph de Guignes, che elenca 14000 caratteri cinesi appositamente incisi, e che dà per ognuno di essi la definizione in francese e in latino.

La padronanza della lingua cinese e della sua scrittura erano ovviamente indispensabili al lavoro di traduzione dei testi religiosi : l'Antico e il Nuovo Testamento, oltre a messali, vite dei santi, etc.
Soffermiamoci su alcuni di questi documenti, alcuni dei quali sono davvero rari. Per esempio il Jiuzhu xingshi tujie "La vita del Salvatore spiegata in immagini"; questa raccolta, pubblicata nel 1935 è un'opera consacrata alla vita di Cristo arricchita di 40 illustrazioni a colori, accompagnate da commenti e spiegazioni scritti in un cinese semplice e perciò accessibile. Oltre alla bellezza delle illustrazioni, va notato che i tratti dei visi dei personaggi rappresentati, compreso quello del Cristo, sono sinizzati. Dettaglio questo che non può non ricordare la famosa questione dei riti che, tre secoli fa, oppose i gesuiti in Cina ai sostenitori di un'ortodossia missionaria che non doveva transigere sui dogmi e le pratiche religiose.
Senza dubbio, più raro ancora è il Zhusheng zongtu xingshi shengxiang "Vita illustrata degli apostoli e dei santi" pubblicato nel 1869. L'esemplare posseduto è in pessimo stato di conservazione, avendo subìto numerosi tagli e degradazioni; vi è menzionato che si tratta di un'edizione silografica a partire da matrici possedute dal Vaticano.

Un altro documento eccezionale è il Xin jing quan shu "Nuovo Testamento" pubblicato a Tianjin (Tientsin) il 1° gennaio 1949, nel pieno della guerra civile che opponeva nazionalisti e comunisti e a qualche mese, quindi, dalla presa del potere da parte di questi ultimi. Più inatteso ancora il Tianzhujiao "Il Cattolicesimo", di Liu Yunxuan, un padre cinese, pubblicato a Shanghai nell'agosto 1950! Si può quindi constatare che, a dispetto delle situazioni politiche e militari talvolta molto instabili e pericolose (la guerra sino-giapponese o la guerra civile), questi missionari hanno proseguito instancabili la loro opera. La data di pubblicazione di queste opere lo dimostra, e molti di loro, avendo deciso di restare in Cina dopo la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, pagheranno con la propria vita.
Inoltre, é interessante notare che alcune di queste traduzioni, realizzate a volte oltre cento anni fa, sono ancor oggi utilizzate.

Resta il fatto che anche questa seconda ondata di missionari ha avuto un ruolo importante in campo scientifico, riprendendo una tradizione inaugurata dai loro illustri predecessori. Ne é una prova la costruzione dell'Osservatorio di Zikawei a Shanghai nel 1873, specializzato negli studi di astronomia, meteorologia e geologia. Un'attività scientifica che é stata completata da un'attività educatrice grazie alla creazione nel 1903, sempre a Shanghai, dell'Università gesuita l'Aurora.

Troviamo tracce delle attività scientifiche in numerose opere pubblicate all'epoca, come ad esempio Le Typhon du 31 juillet 1879 , (Shanghai, 1879) del Padre Marc Dechevrens, soprannominato "il prete dei tifoni" per la precisione delle sue previsioni; oppure l'Etude sur la pluie en Chine (1873-1925). Atlas : distribution des pluies en Chine, (Shanghai, 1925), lavoro del padre Ernesto Gherzi, che continuava in tal modo una serie di osservazioni climatologiche effettuate dai suoi predecessori sin dalla metà del XVIII secolo.

A partire da questo corpus, peraltro incompleto, possiamo valutare piuttosto bene la varietà delle attività svolte dai gesuiti. Opera missionaria di evangelizzazione a parte, gli stessi cinesi attualmente riconoscono che i lavori realizzati dai gesuiti in Cina nel campo delle scienze esatte, oltre che in quello linguistico ed etnologico, contribuiscono a una migliore conoscenza delle culture.